Le giuste parole

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Mi riempii gli occhi di tutta quella meraviglia e, senza fiato, mi voltai e salutai per sempre quell’estate. Fu l’addio più dolce che potessi contemplare e a decantarne il tempo fu lo spazio di un tramonto, la sua intensità e l’ampiezza del suo abbraccio; fra mare, cielo e terra, l’orizzonte di Luce mi si conficcò nella culla del Cuore, là, dove il suo palpito pare divida, in due metà precise, il muscolo dell’Amore.

Laura

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The Story

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E’ un momento preciso e unico che disegna la storia,
è l’attimo in cui le mani del tempo ricamano,
esperte e sapienti, la forma del destino,
accogliendo, in quel fine intreccio,
i colori del mondo in una trama sconosciuta,
prossima e futura,
un arazzo in divenire.

Laura

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A chi racconti il Cielo?

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Poche sono le persone con le quali poter parlare delle nuvole, delle loro forme, delle loro ombre. Con me lo facevi, lo ricordi? Con chi riusciresti a parlare della melodia di un pensiero, del suo respiro, della sua inconsistenza e del suo peso? Dimmi, con quante anime ci riesci? Chi porti al tuo fianco, nei pensieri che non confessi neppure all’aria, ma che respiri per sopravvivere? Con chi parli mentre cammini le tue strade e a chi riesci a raccontare lo sguardo che poni su di un fiore e il modo in cui sorridi ad ogni suo petalo?

Laura

Francesca Michielin – 25 febbraio

Promettendo al cuore

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Mi trovavo a pochi passi dal mare, non troppo lontano dalla sua voce, ma distante dal suo liquido e ammaliante richiamo, non poterlo toccare mi donava sicurezza e questo mi bastava. Lo sentivo. Ascoltavo la sua lingua confusa e la sua voce languida e profonda rimanendo seduta sui gradini dell’autunno che stavo aspettando, senza fretta. A tenermi compagnia, un vecchio dondolo, mosso dalla brezza fresca dell’aurora, lasciava che la ruggine della catena, corrosa dal salino che lo reggeva alla trave portante della rimessa, potesse piangere indisturbata quell’estate che si stava allontanando. La voce delle onde appariva roca e rotta dal vento, era un assolo, un arrivederci e, allo stesso tempo, un appuntamento al prossimo anno, un distacco denso della malinconia tipica di ogni partenza.
Io custodivo nel petto il silenzio di una stagione e sapevo che ogni giorno di quei mesi appena trascorsi mi aveva dato e tolto qualcosa, sapevo che niente sarebbe stato più come prima, per questo aspettavo con tutta calma il tempo delle foglie secche, del vento freddo, delle piogge e dei profumi dolci. Ecco, forse non ero pronta alla dolcezza di settembre, in fondo mi dovevo del tempo, quello necessario affinchè il battito del cuore trovasse un ritmo più lento, moderato, adulto e sobrio.
Ero sola, avevo acquisito l’equilibrio di chi si era rialzata dopo un abbandono, avevo gambe rigide come legni riemersi dagli abissi e consunti dai flutti, navigati, senza più timore di nessun tipo di buio; non sarei potuta più cadere se mi fossi totalmente affidata a loro. Quella era la splendida, quanto bruciante, solitudine di chi non aveva necessità di appoggiarsi a nessun cuore, la struggente solitudine di chi non aveva più bisogno di nulla e di chi aveva smarrito in mezzo alla sabbia la tenerezza dell’infanzia. Mi raccontavo così, dicevo d’averla perduta… quando invece ero consapevole d’averla sepolta come le care ossa di un consanguineo. Volevo ricordarla intatta come la bellezza che possedeva da sempre, come il ricordo di chi ha raggiunto un altro cielo, volevo piangerla quando ne avessi avuto desiderio e, nelle notti migliori, sapevo che avrei avuto il coraggio di dissotterrarla, sconsacrando una promessa fatta al cuore, a quel poco che mi restava per esistere.

Laura

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L’architettura dei cieli e la nebulosa di Andromeda,
le stelle fisse e le galassie, e poi ancora cefeidi e brillamenti,
cose grandi e lontane, invisibili all’occhio ma ugualmente vere,
come i virus e la realtà dei sogni.

[L’imperfetta – Carmela Scotti]

Ogni uomo è un’isola

“E quando atterri da un sogno comprendi di essere diventata grande, una grande ISOLA!”. Laura.

Crazy Alice in Wonderland

Non ho capito granchè, ancora, di come funzionino le cose nel profondissimo mare dei rapporti umani.

Ma una cosa credo di averla chiara, e, in questo momento della mia vita, credo di non essere molto lontana dalla verità.

Si nasce e si muore da soli, questo in sintesi quello che si sa da sempre da proverbi e detti popolari, dalla saggezza antica, dallo studio di generazioni di filosofi e psicologi.

Io rincaro la dose e dico che si vive anche da soli.

Ogni uomo è un’isola e nessuno sarà mai in grado di comprendere con precisione e fino in fondo il modo in cui la vita si manifesta per quella persona. Nella maggior parte dei casi, nemmeno la persona stessa sarà in grado di comprendersi del tutto, rimanendo anche per se stessa, alla fine dei conti, un mistero imperscutabile.

Lo scivolone più grande, quindi, che si possa fare all’interno delle…

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Il rumore delle cose che iniziano

luglio 2016

Seppe, senza capirlo, che esistono cose irreparabilmente brutte, come quella che stava accadendo a Teresa, e a lei che la stava perdendo.
Seppe anche, però, che ne accadono di irreparabilmente belle. Ed era strano che a lei accadessero insieme. O forse era proprio così che doveva andare: che le cose irreparabili, quelle oltre le quali tutto prende una piega inimmaginabile prima e indimenticabile poi, sono di una sola specie, nè bella nè brutta, solo molto potente e sorprendentemente fragile.

Aveva capito che le cose, quando finiscono, lo fanno in silenzio. Mentre quelle che iniziano fanno un rumore bellissimo.

Ada ha sempre pensato che ci sono momenti in cui le risate scomposte servono. Uno non se ne accorge mai davvero, fin quando poi ripensa a quella volta che una risata tutta scomposta, di quelle che fanno sentire male agli addominali, gli ha salvato la vita. E’ il genere di cose di cui ci si ricorda da vecchi. Ada invece ci fa caso già adesso, perchè le è sempre parso di essersi salvata la vita molte più volte di quante avrebbe voluto.

Credo sappia che lo aspetterei comunque. Il fatto è che pare sempre che abbia un altro posto dove andare. All’inizio non era così.

“Bé, io non voglio che niente sprofondi” ribatte Ada senza ridere. “Se qualcuno sprofonda, non può venire fuori niente di buono”.
“Neanche io voglio che niente sprofondi. Non so davvero come facciano, ma qualcuno le lascia sprofondare, le cose”.

Evita Greco

Sottolineando…

Il rumore delle cose che iniziano – Evita Greco

Cosa faresti se la tua bambina avesse paura di andare a scuola? Cosa le diresti per convincerla a farsi coraggio? Per la sua nipotina Ada, Teresa inventa un gioco: ogni volta che una cosa bella sembra finire, bisogna aguzzare le orecchie e prestare attenzione ai rumori. Solo così si possono riconoscere quelli delle cose che iniziano. Alcuni sono semplici e hanno dentro una magia speciale: un’orchestra che accorda gli strumenti, il vento in primavera, il tintinnio delle tazze riempite di caffè. Ma nella vita non sempre sappiamo riconoscere le cose belle. Quando perdiamo fiducia in noi stessi, quando qualcuno ci tradisce, o ci dice addio, sembra che nulla possa davvero iniziare. Ada ci pensa spesso, ora che nonna Teresa è ammalata. Nei corridoi dell’ospedale la paura di restare sola è così forte da toglierle il respiro, ma bastano due persone per ricordarle che si può ancora sorridere: Giulia, un’infermiera tutta d’un pezzo, e Matteo, che le regala margherite e la sorprende con una passione imprevista. Perché è proprio quando il mondo sembra voltarti le spalle che devi ascoltarne i rumori, e farti trovare pronta. Guardati intorno, allunga la strada, sbaglia a cuor leggero e ridi più spesso che puoi. Ogni volta che qualcosa finisce, da qualche parte ce n’è un’altra che inizia.

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“(…) Ridi, piccola mia. Ridi più spesso che puoi.
E sbagliati.
Arriva tardi, allunga la strada.
Sporcati.
Compra quel vestito bello, compralo anche se credi che costi troppo. Tienilo nell’armadio e indossalo in un giorno qualsiasi: ti farà felice.”

E’ la sera dei miracoli, fai attenzione – 10 agosto 2016

E in mezzo a questo mare cercherò di scoprire quale stella sei
perche mi perderei se dovessi capire che stanotte non ci sei.

stelle

A dispetto di un tempo che prometteva una notte buia, il cielo è trapuntato di stelle, l’aria pizzica come tutte le volte che l’estate si lascia piovere addosso e nell’aria c’è profumo di magia… e poi… ci sono io col naso all’insù, chissà se sola o in compagnia?
E poi ci sono io… e sorrido in ogni caso a questo incanto, a queste lucciole del cosmo alle quali affidiamo sogni, desideri, illusioni… e se stanotte guardo le stelle so d’esser ancora umana, so di saper sognare ancora, di sapere ancora credere alle favole in un mondo in cui la realtà non è all’altezza della luce del mio cuore, in un mondo dove la realtà delude e tradisce… e il rifugio dei sogni è la coperta più calda e luminosa che io possa desiderare, è lo spazio discreto della mia casetta sull’albero, è la tenda degli indiani di quando ero piccina, è il nonsense di noi grandi piccoli uomini senza sete di una verità, ma alla ricerca della nostra proiezione da questa invisibile prospettiva.
E scrivo con gli occhi più belli che ho, con un inchiostro che ogni tanto ricompare e riconosco, con l’emozione di una prima volta, sotto la volta celeste che mi bagna le ciglia di umida emozione, rugiada di sentimenti fuori tempo e stagione, infiniti… come certi amori.

Laura

Ascoltando La sera dei miracoli interpretata da Fiorella Mannoia e Alessandra Amoroso

“Solo chi è in un sincero abbraccio
potrà ascoltare il canto delicato di Afrodite,
in onore delle stelle che cadendo
rinunciano alla loro luce per donarla
agli amori puri che stanno nascendo”

20 Luglio 1969

Luna-1969

Il 20 luglio 1969 l’uomo sbarcò sulla Luna, ed io ero nella pancia di mia mamma; esattamente 4 mesi dopo decisi di nascere e di prenderne atto… per dire che sono sempre in ritardo rispetto agli eventi importanti, me ne rendo conto dopo, prendo tempo, ci credo poco, diffido anche di fronte all’evidenza.
Sto un passo indietro rispetto a tutto il resto… e le cose, viste di spalle, le vedi diverse e ti rendono diversa… spero sempre di incontrare anime che restino indietro come me, come quei vecchi orologi a corda che basta ricaricarli e funzionano comunque e sempre… che poi il tempo corre lo stesso, basta farlo ripartire… e anche se non lo ricarichi con la corda va lo stesso, da solo… che importa se non è allineato al tempo degli altri?
… che importa se si camminano strade già battute? cambiano i passi e sono quelli che ridisegnano il percorso. Che importa se le storie si ripetono sempre uguali, quello che conta è che tutte le volte ci speri che la tua sia diversa e forse, nel cuore, nel suo fondo, questa convinzione ce l’avrai sempre, nonostante tutto. Perchè a chi resta indietro, di certo, non gli importa di avere la possibilità di andare sulla Luna, gli basta guardarla dal basso e sapere che ci si possa andare. Son nata in ritardo rispetto alle logiche di questo mondo e forse questo tempo avanzato per me, tempo in cui ho elaborato cose strane inside me, mi ha resa una specie di spazzino: una raccoglitrice di cose smarrite, dimenticate, perdute. Un rigattiere. La donna delle cose inutili e disperse, la scatola del chicercatrova o molto più semplicemente un esercizio fallimentare con tanto di cartello sulla saracinesca.
Cedesi per stanchezza e fallimento”.
La donna delle cause perse e dei sogni interrotti… e giuro che tutto questo non mi dispiace se poi la puntualità porta in luoghi che, visti da dietro, mi fanno rabbrividire. So  che si può star bene anche restando fuori dal coro… anche rimanendo senza voce, come adesso, si può vivere…  non fate caso se scrivo o se parlo, si deve pure far qualcosa mentre il cuore ha perso le parole, ci si distrae anche scrivendo su di un blog, anche parlando con le persone che incontri, di tutte quelle cose che non ti importano affatto… ma che occupano uno spazio tale da riempire le ore di veglia che un giorno dispone. Poi la notte guardi la Luna, come questa, piena, quella di queste notti, e smetti la maschera, la poggi sul letto e ti concedi al tuo ritardo.

Qui e Ora, 20 Luglio 2016

Laura

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