In punta di cuore

Quante lune debbono passare prima di aver certezza del nostro cammino? Quante stagioni dovranno cambiare prima che la vita ci renda saggi? Quanti passi nascondono le nostre gambe prima di arrivare ad una meta da noi sperata?
Sono domande che mi sono posta centinaia di volte ed ogni volta, ad un millimetro da una risposta plausibile, la stessa vita mi ha cancellato la domanda. Oggi domande ne ho davvero poche, innaffio le poche certezze che ho e aspetto di inciampare su una nuova verità se questa mi sarà concessa dal fato. Oggi sono una donna che ritorna qui a scrivere su di un blog che avevo deciso fermamente di non volere più e ancora non so se il mio desiderio sia quello di essere letta o di essere stata dimenticata da chi mi leggeva. Scrivo con questo dubbio forse per rendere più semplice giustificare il mio bisogno di tornare, di ritornare qui e non nel blog che ad aprile ho aperto e che poi, nel tempo, mi è parso così estraneo alla mia persona da non riuscire a scriverci nulla se non piccole considerazioni, un paio per la precisione. C’è voluto tanto tempo prima di tornare qui in modo leggero, con l’anima di neve. Non è stato un periodo felice per molteplici ragioni, è stato spesso tempo che passa solamente, altre volte tempo che matura i frutti del cuore, un tempo di dolci pensieri in mezzo alla sua estrema amarezza,dolce in tutto il dolore che è il nido per i miei giorni. Torno a scrivere non più intera, amputata di quella felicità bambina che si ha solo quando il vero dolore non ha ancora intaccato il cuore di una macchia indelebile. Eppure torno sorridendo, totalmente fragile e decisamente cambiata al mio interno, vistosamente direi, tanto che, persino da fuori, il cambiamento è evidente.
Mio padre quattro mesi fa mi ha lasciato, col suo solito modo di fare, lo ha fatto e basta, neppure un accenno prima del congedo, anzi progettava cose da fare assieme e poi una notte, in soli cinque minuti mi ha lasciata qui con una voragine nel cuore. Da quell’attimo, in poche ore, sono tornata bambina, ho raccolto uno scrigno di ricordi e sono invecchiata. Come cambia la vita in così poco tempo, un battito di ciglia e il mondo è scivolato per terra e io con lui. A distanza di pochi mesi sono ancora in ginocchio, da questa posizione ricordo molte cose che avevo dimenticato e ne vivo altre che ben conosco. La postura eretta ha tempi lunghi per me, non ho fretta. Gli sfoghi peggiori, quelli della disperazione, li ho affidati alla velocità inumana di facebook, per vederli scorrere via veloci, ma ora non è più tempo di correre, ora è tempo di tornare a raccontare di come si sopravvive alla perdita di chi ti ha generato, di raccontare che il sorriso è una promessa fatta alla speranza, che c’è una ragione di più se oggi amo guardare le stelle. Non so in che modo racconterò certe cose, perchè anche adesso non mi è facile scriverne, ma so che lui sta proseguendo in altra forma il suo viaggio. Ho lasciato per l’ultima volta nei suoi occhi il mio sorriso e voglio mantenerlo come vorrebbe lui, io nei miei di occhi ho immagini ben diverse che si ripropongono ogni notte e che ogni notte scaccio con forza facendo un salto di poche ore indietro, nell’attimo in cui in un tacito sorriso ci siamo detti addio senza neppure saperlo e senza saperlo è stato l’addio più dolce che potessimo desiderare. Un sorriso senza parole e pieno di desiderata, voluta, cercata complicità. Alla fine abbiamo vinto noi, per pochi anni, per un tempo minimo rispetto alla vita intera, ma abbiamo vinto ogni incomprensione e non è servito neppure comprendere, tutto si è rivelato chiaro.
Lo sento dentro al mio cuore ogni giorno, sento che mi parla e mi indirizza, anche se mi manca come l’aria la sua presenza. Non sempre trovo la forza, non sono così lucida e razionale e quando mi sento vulnerabile chiudo gli occhi e affondo nel buio delle mie palpebre chiuse, sotto le ciglia chissà che per un attimo, per un momento, mi possa riscoprire intera in un abbraccio che non necessita nè di mani e neppure di braccia. Per questa notte mi fermo qui con gli occhi socchiusi, mi perdo in un pensiero lontanissimo, ricordo la mia paura di stare a cavalluccio sulle spalle di papà che combatteva con la voglia di vedere il mondo dall’alto, ricordo le sue mani che tenevano strette le mie caviglie per darmi sicurezza e le mie braccia che gli stingevano il collo così strette da non farlo respirare. Ha sempre vinto la voglia di guardare il mondo dall’alto, non abbiamo mai fatto vincere la paura… ora un po’ di paura ce l’ho, lo ammetto!

Laura

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Traslocando….

… per non chiedermi più:

“Ma tu, dove sei finita?”

io sono dove scorre nuova Acqua, venitemi a trovare :)

L’Aura dei Sogni

*fai click sulla scritta in azzurro*

qui lascio un sorriso, grande come i sei anni in cui son rimasta!

[20.11.69♥20.11.16]Un promemoria per me[Passa il tempo sopra il tempo]

20-11-69

I pensieri di Zo

I pensieri di Zo sono raggi di sole
che irradiano tutta la stanza,
sono stimoli nuovi, vestiti per terra,
un dito di polvere vecchia,
la freschezza vitale di ogni risveglio indeciso,
sono il tempo che scrive i suoi fatti
sul suo dolce viso.
I pensieri di Zo sono come la neve
e si sciolgono con l’incertezza,
sono gli anni passati aspettando qualcosa
che porti via questa tristezza,
sono un film di altri tempi
che mille altre volte vedrà,
sono tutte le cose che avrebbe voluto e non ha.
Cammina, cammina, cammina, cammina da sola
e ascolta il rumore dei passi di una vita nuova,
sorride distratta pensando che il tempo le vola…
domenica è già
I pensieri di Zo colori passati
che appaiono appena è mattina,
sono luci che ha acceso ma senza volerlo,
soltanto perchè era bambina,
quella voglia di dire quello che gli altri
non riescono a dire,
sono un senso contrario
che a volte non riesci a capire.
Cammina, cammina, cammina, cammina da sola,
trattiene un grido di vita tra il mondo e la gola,
beato chi sa cosa lascia e non sa cosa trova,
beato chi sa… che poi troverà.
Ma che belle le sere d’estate
un po’ prima di uscire,
quando senti che esisti davvero
e non ti sai più gestire.
Cammina, cammina, cammina, cammina da sola
e ascolta il rumore dei passi di una vita nuova.
Cammina cammina cammina cammina da sola.
E io aspetto qua,
e io aspetto qua,
e io aspetto qua.

(Compositore: Fabrizio Moro – Produzione: Carlo Di Francesco / da Combattente – Fiorella Mannoia)

Ascoltando: Pane e Castagne di Francesco De Gregori

Solo musica, oggi… oggi è il regalo che mi faccio: musica e aprire nuovamente questa finestra per sedermi in silenzio e  ripercorrere il tempo in cui son stata qui… perchè qui mi son sempre fermata a sorridere di questo giorno e, in sordina, ci sono anche quest’anno, quasi di nascosto, senza clamori e nel silenzio troppo pesante di questa notte, forse domani già sarò vento lontano… ma stanotte sto bene così…

… a camminare da sola momenti che non tornano, a guardarmi cambiata, cresciuta, diversa, eppure profondamente e irrimediabilmente me stessa… e va bene così, perchè nel mio modo di essere ingarbugliato qualche anima so di averla toccata ed è il dono più bello…

[… io ti seguirò, nell’abisso più profondo
e piangeremo insieme, lacrime di luna
e poi risaliremo, abbracciate alla fortuna di essere vicine
e oltre ogni confine, riprenderemo il volo tenendoci per mano,
senza sfiorare il suolo
e accarezzerò sì la tua anima di neve
e resterò con te, perché il ritorno ti sia lieve…]
Grazie a te per queste parole rubate ad una canzone.
Grazie a te per il tuo dono inaspettato.
Grazie a te per in caos che sai farmi dentro.
Grazie pure a te che anche stanotte manchi…

buon-compleanno

Auguri a me!

… e ancora Play

Le giuste parole

addio-estate

Mi riempii gli occhi di tutta quella meraviglia e, senza fiato, mi voltai e salutai per sempre quell’estate. Fu l’addio più dolce che potessi contemplare e a decantarne il tempo fu lo spazio di un tramonto, la sua intensità e l’ampiezza del suo abbraccio; fra mare, cielo e terra, l’orizzonte di Luce mi si conficcò nella culla del Cuore, là, dove il suo palpito pare divida, in due metà precise, il muscolo dell’Amore.

Laura

Play

The Story

the-story

E’ un momento preciso e unico che disegna la storia,
è l’attimo in cui le mani del tempo ricamano,
esperte e sapienti, la forma del destino,
accogliendo, in quel fine intreccio,
i colori del mondo in una trama sconosciuta,
prossima e futura,
un arazzo in divenire.

Laura

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A chi racconti il Cielo?

ed-e-ancora-cielo

Poche sono le persone con le quali poter parlare delle nuvole, delle loro forme, delle loro ombre. Con me lo facevi, lo ricordi? Con chi riusciresti a parlare della melodia di un pensiero, del suo respiro, della sua inconsistenza e del suo peso? Dimmi, con quante anime ci riesci? Chi porti al tuo fianco, nei pensieri che non confessi neppure all’aria, ma che respiri per sopravvivere? Con chi parli mentre cammini le tue strade e a chi riesci a raccontare lo sguardo che poni su di un fiore e il modo in cui sorridi ad ogni suo petalo?

Laura

Francesca Michielin – 25 febbraio

Promettendo al cuore

di-fronte-al-mare

Mi trovavo a pochi passi dal mare, non troppo lontano dalla sua voce, ma distante dal suo liquido e ammaliante richiamo, non poterlo toccare mi donava sicurezza e questo mi bastava. Lo sentivo. Ascoltavo la sua lingua confusa e la sua voce languida e profonda rimanendo seduta sui gradini dell’autunno che stavo aspettando, senza fretta. A tenermi compagnia, un vecchio dondolo, mosso dalla brezza fresca dell’aurora, lasciava che la ruggine della catena, corrosa dal salino che lo reggeva alla trave portante della rimessa, potesse piangere indisturbata quell’estate che si stava allontanando. La voce delle onde appariva roca e rotta dal vento, era un assolo, un arrivederci e, allo stesso tempo, un appuntamento al prossimo anno, un distacco denso della malinconia tipica di ogni partenza.
Io custodivo nel petto il silenzio di una stagione e sapevo che ogni giorno di quei mesi appena trascorsi mi aveva dato e tolto qualcosa, sapevo che niente sarebbe stato più come prima, per questo aspettavo con tutta calma il tempo delle foglie secche, del vento freddo, delle piogge e dei profumi dolci. Ecco, forse non ero pronta alla dolcezza di settembre, in fondo mi dovevo del tempo, quello necessario affinchè il battito del cuore trovasse un ritmo più lento, moderato, adulto e sobrio.
Ero sola, avevo acquisito l’equilibrio di chi si era rialzata dopo un abbandono, avevo gambe rigide come legni riemersi dagli abissi e consunti dai flutti, navigati, senza più timore di nessun tipo di buio; non sarei potuta più cadere se mi fossi totalmente affidata a loro. Quella era la splendida, quanto bruciante, solitudine di chi non aveva necessità di appoggiarsi a nessun cuore, la struggente solitudine di chi non aveva più bisogno di nulla e di chi aveva smarrito in mezzo alla sabbia la tenerezza dell’infanzia. Mi raccontavo così, dicevo d’averla perduta… quando invece ero consapevole d’averla sepolta come le care ossa di un consanguineo. Volevo ricordarla intatta come la bellezza che possedeva da sempre, come il ricordo di chi ha raggiunto un altro cielo, volevo piangerla quando ne avessi avuto desiderio e, nelle notti migliori, sapevo che avrei avuto il coraggio di dissotterrarla, sconsacrando una promessa fatta al cuore, a quel poco che mi restava per esistere.

Laura

Play

L’architettura dei cieli e la nebulosa di Andromeda,
le stelle fisse e le galassie, e poi ancora cefeidi e brillamenti,
cose grandi e lontane, invisibili all’occhio ma ugualmente vere,
come i virus e la realtà dei sogni.

[L’imperfetta – Carmela Scotti]

E’ la sera dei miracoli, fai attenzione – 10 agosto 2016

E in mezzo a questo mare cercherò di scoprire quale stella sei
perche mi perderei se dovessi capire che stanotte non ci sei.

stelle

A dispetto di un tempo che prometteva una notte buia, il cielo è trapuntato di stelle, l’aria pizzica come tutte le volte che l’estate si lascia piovere addosso e nell’aria c’è profumo di magia… e poi… ci sono io col naso all’insù, chissà se sola o in compagnia?
E poi ci sono io… e sorrido in ogni caso a questo incanto, a queste lucciole del cosmo alle quali affidiamo sogni, desideri, illusioni… e se stanotte guardo le stelle so d’esser ancora umana, so di saper sognare ancora, di sapere ancora credere alle favole in un mondo in cui la realtà non è all’altezza della luce del mio cuore, in un mondo dove la realtà delude e tradisce… e il rifugio dei sogni è la coperta più calda e luminosa che io possa desiderare, è lo spazio discreto della mia casetta sull’albero, è la tenda degli indiani di quando ero piccina, è il nonsense di noi grandi piccoli uomini senza sete di una verità, ma alla ricerca della nostra proiezione da questa invisibile prospettiva.
E scrivo con gli occhi più belli che ho, con un inchiostro che ogni tanto ricompare e riconosco, con l’emozione di una prima volta, sotto la volta celeste che mi bagna le ciglia di umida emozione, rugiada di sentimenti fuori tempo e stagione, infiniti… come certi amori.

Laura

Ascoltando La sera dei miracoli interpretata da Fiorella Mannoia e Alessandra Amoroso

“Solo chi è in un sincero abbraccio
potrà ascoltare il canto delicato di Afrodite,
in onore delle stelle che cadendo
rinunciano alla loro luce per donarla
agli amori puri che stanno nascendo”