Poesie sul fondo

In a dark time

 

Non è facile pensare di andare via
E portarsi dietro la malinconia
Non è facile partire e poi morire

Vasco Rossi

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Promettendo al cuore

di-fronte-al-mare

Mi trovavo a pochi passi dal mare, non troppo lontano dalla sua voce, ma distante dal suo liquido e ammaliante richiamo, non poterlo toccare mi donava sicurezza e questo mi bastava. Lo sentivo. Ascoltavo la sua lingua confusa e la sua voce languida e profonda rimanendo seduta sui gradini dell’autunno che stavo aspettando, senza fretta. A tenermi compagnia, un vecchio dondolo, mosso dalla brezza fresca dell’aurora, lasciava che la ruggine della catena, corrosa dal salino che lo reggeva alla trave portante della rimessa, potesse piangere indisturbata quell’estate che si stava allontanando. La voce delle onde appariva roca e rotta dal vento, era un assolo, un arrivederci e, allo stesso tempo, un appuntamento al prossimo anno, un distacco denso della malinconia tipica di ogni partenza.
Io custodivo nel petto il silenzio di una stagione e sapevo che ogni giorno di quei mesi appena trascorsi mi aveva dato e tolto qualcosa, sapevo che niente sarebbe stato più come prima, per questo aspettavo con tutta calma il tempo delle foglie secche, del vento freddo, delle piogge e dei profumi dolci. Ecco, forse non ero pronta alla dolcezza di settembre, in fondo mi dovevo del tempo, quello necessario affinchè il battito del cuore trovasse un ritmo più lento, moderato, adulto e sobrio.
Ero sola, avevo acquisito l’equilibrio di chi si era rialzata dopo un abbandono, avevo gambe rigide come legni riemersi dagli abissi e consunti dai flutti, navigati, senza più timore di nessun tipo di buio; non sarei potuta più cadere se mi fossi totalmente affidata a loro. Quella era la splendida, quanto bruciante, solitudine di chi non aveva necessità di appoggiarsi a nessun cuore, la struggente solitudine di chi non aveva più bisogno di nulla e di chi aveva smarrito in mezzo alla sabbia la tenerezza dell’infanzia. Mi raccontavo così, dicevo d’averla perduta… quando invece ero consapevole d’averla sepolta come le care ossa di un consanguineo. Volevo ricordarla intatta come la bellezza che possedeva da sempre, come il ricordo di chi ha raggiunto un altro cielo, volevo piangerla quando ne avessi avuto desiderio e, nelle notti migliori, sapevo che avrei avuto il coraggio di dissotterrarla, sconsacrando una promessa fatta al cuore, a quel poco che mi restava per esistere.

Laura

Play

L’architettura dei cieli e la nebulosa di Andromeda,
le stelle fisse e le galassie, e poi ancora cefeidi e brillamenti,
cose grandi e lontane, invisibili all’occhio ma ugualmente vere,
come i virus e la realtà dei sogni.

[L’imperfetta – Carmela Scotti]

Il rumore delle cose che iniziano

luglio 2016

Seppe, senza capirlo, che esistono cose irreparabilmente brutte, come quella che stava accadendo a Teresa, e a lei che la stava perdendo.
Seppe anche, però, che ne accadono di irreparabilmente belle. Ed era strano che a lei accadessero insieme. O forse era proprio così che doveva andare: che le cose irreparabili, quelle oltre le quali tutto prende una piega inimmaginabile prima e indimenticabile poi, sono di una sola specie, nè bella nè brutta, solo molto potente e sorprendentemente fragile.

Aveva capito che le cose, quando finiscono, lo fanno in silenzio. Mentre quelle che iniziano fanno un rumore bellissimo.

Ada ha sempre pensato che ci sono momenti in cui le risate scomposte servono. Uno non se ne accorge mai davvero, fin quando poi ripensa a quella volta che una risata tutta scomposta, di quelle che fanno sentire male agli addominali, gli ha salvato la vita. E’ il genere di cose di cui ci si ricorda da vecchi. Ada invece ci fa caso già adesso, perchè le è sempre parso di essersi salvata la vita molte più volte di quante avrebbe voluto.

Credo sappia che lo aspetterei comunque. Il fatto è che pare sempre che abbia un altro posto dove andare. All’inizio non era così.

“Bé, io non voglio che niente sprofondi” ribatte Ada senza ridere. “Se qualcuno sprofonda, non può venire fuori niente di buono”.
“Neanche io voglio che niente sprofondi. Non so davvero come facciano, ma qualcuno le lascia sprofondare, le cose”.

Evita Greco

Sottolineando…

Il rumore delle cose che iniziano – Evita Greco

Cosa faresti se la tua bambina avesse paura di andare a scuola? Cosa le diresti per convincerla a farsi coraggio? Per la sua nipotina Ada, Teresa inventa un gioco: ogni volta che una cosa bella sembra finire, bisogna aguzzare le orecchie e prestare attenzione ai rumori. Solo così si possono riconoscere quelli delle cose che iniziano. Alcuni sono semplici e hanno dentro una magia speciale: un’orchestra che accorda gli strumenti, il vento in primavera, il tintinnio delle tazze riempite di caffè. Ma nella vita non sempre sappiamo riconoscere le cose belle. Quando perdiamo fiducia in noi stessi, quando qualcuno ci tradisce, o ci dice addio, sembra che nulla possa davvero iniziare. Ada ci pensa spesso, ora che nonna Teresa è ammalata. Nei corridoi dell’ospedale la paura di restare sola è così forte da toglierle il respiro, ma bastano due persone per ricordarle che si può ancora sorridere: Giulia, un’infermiera tutta d’un pezzo, e Matteo, che le regala margherite e la sorprende con una passione imprevista. Perché è proprio quando il mondo sembra voltarti le spalle che devi ascoltarne i rumori, e farti trovare pronta. Guardati intorno, allunga la strada, sbaglia a cuor leggero e ridi più spesso che puoi. Ogni volta che qualcosa finisce, da qualche parte ce n’è un’altra che inizia.

Play music

“(…) Ridi, piccola mia. Ridi più spesso che puoi.
E sbagliati.
Arriva tardi, allunga la strada.
Sporcati.
Compra quel vestito bello, compralo anche se credi che costi troppo. Tienilo nell’armadio e indossalo in un giorno qualsiasi: ti farà felice.”

E’ la sera dei miracoli, fai attenzione – 10 agosto 2016

E in mezzo a questo mare cercherò di scoprire quale stella sei
perche mi perderei se dovessi capire che stanotte non ci sei.

stelle

A dispetto di un tempo che prometteva una notte buia, il cielo è trapuntato di stelle, l’aria pizzica come tutte le volte che l’estate si lascia piovere addosso e nell’aria c’è profumo di magia… e poi… ci sono io col naso all’insù, chissà se sola o in compagnia?
E poi ci sono io… e sorrido in ogni caso a questo incanto, a queste lucciole del cosmo alle quali affidiamo sogni, desideri, illusioni… e se stanotte guardo le stelle so d’esser ancora umana, so di saper sognare ancora, di sapere ancora credere alle favole in un mondo in cui la realtà non è all’altezza della luce del mio cuore, in un mondo dove la realtà delude e tradisce… e il rifugio dei sogni è la coperta più calda e luminosa che io possa desiderare, è lo spazio discreto della mia casetta sull’albero, è la tenda degli indiani di quando ero piccina, è il nonsense di noi grandi piccoli uomini senza sete di una verità, ma alla ricerca della nostra proiezione da questa invisibile prospettiva.
E scrivo con gli occhi più belli che ho, con un inchiostro che ogni tanto ricompare e riconosco, con l’emozione di una prima volta, sotto la volta celeste che mi bagna le ciglia di umida emozione, rugiada di sentimenti fuori tempo e stagione, infiniti… come certi amori.

Laura

Ascoltando La sera dei miracoli interpretata da Fiorella Mannoia e Alessandra Amoroso

“Solo chi è in un sincero abbraccio
potrà ascoltare il canto delicato di Afrodite,
in onore delle stelle che cadendo
rinunciano alla loro luce per donarla
agli amori puri che stanno nascendo”

Tre mesi

Delicato

Non bisogna per forza avere cose speciali da dire per capire che è ora di tornare, a volte basta darsi tempo e tregua, a volte basta un particolare o una sera di stelle; però la cosa importante  è ritrovarsi, rifiorire come una primavera tardiva, ritrovare soprattutto il sorriso…

… e senza alcun impegno,  quando la voce al tuo sentire avrà parole leggere  e capaci di planare lievi su un foglio digitale, sei nuovamente pronta a scrivere

Laura

Ascoltando e osservando:  Jan Amit – Light Inside

Che cos’è che resta davvero nel tempo?
Restano le sensazioni. Non te ne accorgi subito della bellezza che hai incontrato nella vita. Dobbiamo allenarci moltissimo per questo. Però non potrai mai dimenticare come qualcuno ti ha fatto sentire. E se mi chiedi: “Esiste davvero qualcosa di indimenticabile?” posso risponderti con certezza di . Abbiamo sempre la tentazione di tornare da chi ci ha fatto stare davvero bene, anche se perdiamo tantissimo tempo a cercare di cambiare storie che non cambieranno. Vorrei augurare a tutti una grande fortuna, quella di veder passare davanti agli occhi la felicità e fermarla come fosse un’occasione. Come la donna o l’uomo che ti piace e che potresti non rivedere mai più se non prendi il coraggio di dire qualcosa, fosse anche in modo buffo o sciocco […]

[Massimo Bisotti]

Blu

grafica blu

A MARE SI GIOCA

Si possono fare i castelli di sabbia
si può stare sotto l’ombrellone a fare le parole crociate
si può giocare con le racchette e la pallina
si possono fare volare gli aquiloni
e si può scrivere il proprio nome sulla sabbia

A mare si gioca

Si possono fare le gite col canotto
si può prendere un materassino e fare il bagno col bambino
gli puoi mettere i braccioli, la maschera,
e poi quando esce dall’acqua starci insieme,
e giocare con lui, con la paletta e il secchiello
perché a mare si gioca

A mare si gioca

I gabbiani lo sanno,
infatti volano a pelo d’acqua… e urlano
e poi salgono su altissimi… e fanno finta di essere delle nuvole
i pescatori sono loro amici e gli lanciano i pesci
e loro ricambiano, riempiendo di allegria bianca
i quadri, i cieli, le acque e la vita

A mare si gioca
giocano tutti!

Si può giocare al gioco dello scafo
si sale tutti su un gommone
fino a riempirlo all’inverosimile
quando quello che porta il gommone,
che comanda,
dice di buttarsi tutti a mare
ci si butta a mare
è un gioco

Quando io ero giovane lavoravo nella guardia costiera, a Lampedusa
quante cose che ho visto!
una volta mentre giravamo abbiamo visto
366 delfini impigliati nelle reti,
forse per fame,
forse perché c’era una guerra sottomarina tra pesci,
noi li abbiamo liberati tutti dalle reti
e li abbiamo visti nuotare velocissimi,
saltare fuori dall’acqua e inseguirsi… giocavano!

A mare si gioca
si gioca!

Ci sono bambini che giocano a stare immobili con la faccia in acqua
senza respirare
perché tanto lo sanno
che sta per arrivare la mano forte del papà
che li prenderà e li farà giocare.

[Tony Canto]

Ascoltando: Irene Fornaciari – Blu

Le parole

credo

Le parole sono proprio come noi, nascono, invecchiano, muoiono con noi.
Ci sono quelle premature, venute al mondo prima del tempo, non ce la fanno. Quelle nate ma poi rifiutate e abbandonate per la strada. Quelle negate, quelle taciute, quelle ingoiate, masticate, digerite prima di diventare cibo per la mente. Quelle orgogliose, vestite male, quelle scucite dall’orlo delle labbra solo per riderne. Quelle che piangono, urlate controvento, che si mescolano alla pioggia improvvisa sull’anima. Quelle che diventano deserto, granelli inconsistenti che solo dopo un po’ disturbano gli occhi facendosi sentire e ricordare. Quelle che esplodono, pugnalano, graffiano i sentimenti, come vandali non danno ma sono un danno per l’estetica del cuore. Quelle di gioia, cadute in tempo ad addolcire un momento e un dolore. Quelle belle solo per finta, quelle brutte per troppo amore. Quelle già dette, inflazionate per alcuni, per altri comunque sempre nuove. Quelle intatte di freschezza, quelle chiuse nella plastica, quelle congelate, quelle bruciate nel camino dei desideri, quelle spremute e così attese da diventare quasi silenzio. Quelle trasparenti e quelle invisibili, quelle che precedono una bugia, quelle che seguono una verità. Quelle comprate e quelle senza prezzo, quelle all’ingrosso e quelle al dettaglio, quelle di apertura e quelle di chiusura. Quelle che annunciano addii, quelle che vanno senza avvisare. Quelle che inviti a colazione e arrivano per cena. Quelle del sempre e del troppo tardi. Quelle agitate e rivelate nel bel mezzo di un’emozione, quelle commosse di poesia che non rimandi al mittente. Qualcuno dice che non servono, eppure senza non si vive. Chi resta senza non sceglie mai, le lascia dire, le lascia agire. E quelle chiuse in un cassetto escono nei sogni. Scappano di notte, vanno dove vogliono, fanno arrossire i pensieri taciuti. Un giorno tutte le nostre parole torneranno a cercarci, a coprirci dal freddo. Un giorno capiremo sulla nostra pelle quanto abbiamo risposto, quanto abbiamo taciuto. Un giorno non ci sarà più altro da dire ma da rileggere e da ascoltare. Un giorno raccoglieremo le sensazioni, le spiegazioni, il coraggio del viaggio. Raccoglieremo l’imbarazzo, le ferite, le notti in bianco spese in silenzio, i rimpianti che mordono e la puntualità del caso e del destino quando si abbracciano, che se pure non volesse qualcuno, nessuno può dividere. Quelle che lanciate al cielo atterranno gesti. Quelle vere che dirò per poi dire: – Non credermi finché non mi vedi davvero arrivare -.

(Massimo Bisotti)

Ascoltando: Occhi Profondi – Emma

Servirebbe avere occhi profondi, grandi
Come due pozzi neri
Per buttarci dentro quello che vedi
E pure l’amore che non cedi

Servirebbe avere occhi profondi
Per imprigionare la tua assenza
Non lasciarla mai venire fuori
Perché non diventi dipendenza

E’ più bella questa città quando sale la luna
Mentre dormono tutti già
Tutti tranne me, tutti tranne me

Io mi scordo di dimenticarti
non ho mai avuto occhi profondi
Sei negli occhi e via da lì non scendi
Come fai tu lo sai restare in equilibrio e non cadere mai

Questo vento che mi punge la pelle
Sembra una carezza veloce
Io vorrei avere gli occhi profondi e larghi
Che ci si perde il mondo

Per avere la certezza che presto o tardi
Succede per davvero

E’ più bella questa città quando sale la luna
Mentre dormono tutti già
Tutti tranne me, tutti tranne me

Io mi scordo di dimenticarti
non ho mai avuto occhi profondi
Sei negli occhi e via da lì non scendi
Come fai tu lo sai a restarmi addosso se non ci sei mai

Ti ho visto odiare l’amore
Fare la guerra alle stelle
Sognare senza pudore
Finalmente poi
Dormire

Io ti ho coperto le spalle
Scoprendo tutto il mio cuore
Ma un sogno non si può rifare

Io mi scordo di dimenticarti
Sei negli occhi e via da lì non scendi
Come fai tu lo sai a restare in equilibrio

Non ricordo di non ricordarti
Sei negli occhi e via da lì non scendi
Inseparabili ma separati

Come fai tu lo sai a restare in superficie
E non sprofondi mai
E non sprofondi mai

Un anno per un giorno

argento adesso

E sai perché sai sempre rinunciare a tutto? Perché in realtà non t’importa davvero di niente. Fingersi indipendenti e avere solo una dannata paura di vivere, ecco il problema.
Mi hanno sparato nel cuore certe overdose di tristezza a volte, di ingratitudine, di amarezza, eppure la mia unica droga è ancora la vita. Ma no, non lo penso davvero, a volte feriamo per non farci ferire.
C’è stato un momento in cui guidavo e mi scattavi delle fotografie. Era notte, stavo attento alla strada, troppo poco tempo o forse troppa strada, avrei voluto dirti ti voglio, con il pensiero ti ho amata dappertutto, in ogni modo possibile, in ogni posto io fossi, un chiodo fisso, un martello. Avrei voluto dirti che non c’è vergogna nel toccarsi per una donna quando non puoi averla. Avrei voluto dirti, l’ho fatto per te, svegliandomi in posti sempre diversi, e ho preferito stare solo con il mio desiderio piuttosto che con un’altra donna accanto. Poi frenare d’improvviso e prenderti, così di colpo, scordandomi di tutto, lasciandoti sentire i colpi del mio cuore, non solo della passione. E se domani ci sconvolgerà ancora i piani, oggi fa niente, oggi sei mia, è un’illusione buona e non ci fa paura. Ma poi? Poi forse si sta peggio. Un assaggio di emozione e poi mai più. No, io volevo di più da te rispetto agli altri. E tu, a furia di preservare e ancora preservare, ti tieni la tua verginità stretta come un trofeo. Non l’hai data mai, l’anima. E io quella volevo. Il resto può averlo chi scegli. L’anima no, decide lei.

[Massimo Bisotti #unannoperungiorno]

Ascoltando: Argento Adesso – Emma

Per dirvi BUON NATALE… a modo mio!

natale post 1

Lascio un augurio in stereofonia, che è valido sia per gli amici di facebook che per gli amici incontrati nel mio percorso da blogger, sono auguri semplici e penso che possano abbracciare ogni persona che li senta suoi, o che MI senta vicina; è quello che auguro anche a me e alle persone che mi sono accanto e che amo, agli amici vicini ed a quelli un po’ più lontani, ma solo per distanza fisica. Gli stessi auguri che farei ad una persona incontrata per caso per strada, al venditore ambulante africano, al rom all’uscita del supermercato, o a qualsiasi essere umano.
Auguro un vero Natale, una nascita di qualcosa di nuovo e bello, la riscoperta nel profondo di quello che ognuno di noi è. Mi auspico che ogni desiderio e sogno possa avere almeno una speranza di realizzarsi e che ognuno di noi possa avere la forza di lottare per realizzarlo. Vorrei tanto che ci riscoprissimo più uniti e simili, non solo a Natale. Non tollero il pensiero che nel 2015 ci siano ancora discriminazioni etniche, culturali e religiose, non comprendo come non si riesca a comprendere che ogni etnia, cultura o religione è solo un’etichetta che nasconde esseri umani, individui singoli che possono essere predisposti e votati al bene o al male; non comprendo come non ci si renda ancora conto che il bene non brillerebbe così intensamente se, ohimè, non ci fosse il male e che tutto ciò è sempre esistito, ma è importante non avvilirsi e lasciarsi scoraggiare dalle brutture del mondo. Il male fa rumore, il bene agisce e si muove in silenzio e noi, purtroppo, siamo abituati ad ascoltare i rumori e abbiamo perso la sensibilità alla voce muta del silenzio. Ci sono parole come Pace, Fratellanza, Umanità, Condivisione, Rispetto, Umiltà, che mi piacerebbe diventassero per ogni anima un mantra quotidiano.
Mi piacerebbe che riscoprissimo il valore e il senso profondo di ognuna di queste paroline, mi piacerebbe trovare consapevolezza del fatto che la Pace incomincia da noi, nel trovarla in noi stessi, nel renderla manifesta nelle nostre azioni.
Siamo noi che facciamo la differenza, noi che decidiamo, noi che pensiamo, noi che facciamo grandi cose e siamo sempre noi che possiamo scegliere strade sbagliate. Io CREDO che nella vita di ognuno, prima o poi, ci sarà l’incontro con quella Luce, che ognuno può chiamare come crede, ma che lo aiuterà ad illuminare il suo cammino. Penso ci sia un’oggettività di problematiche che le persone possono incontrare nella vita, ma non penso che le soggettività siano trascurabili realtà… e il rispetto nasce da questo minuscolo concetto… tutti portiamo il nostro fardello di pene, tutte meritevoli di ascolto e rispetto e non vi dovrebbe essere una bilancia a stabilire quale sia la pena più pesante. Pensiamo solo che ci sono persone che stanno per morire in letti di ospedali e lo stanno facendo col sorriso e altre che per una problema ritenuto oggettivamente minore, vive l’inferno in vita. Se riuscissimo a guardarci con umanità tutto sarebbe più semplice e se, con profonda umiltà, ci ricordassimo che non siamo eterni su questa terra, allora penso che ci muoveremmo con meno arroganza e ci prodigheremmo per lasciare un bel segno di noi… un tracciato fiorito e luminoso che dia il senso del nostro breve passaggio a questo mondo.
Siamo un po’ come la natura, come le stagioni che scorrono in modo perpetuo, dovremmo rispettare queste elementari leggi: c’è il tempo per seminare, quello per raccogliere; il tempo in cui ci si deve accontentare di quel che si ha, sognando e lavorando per quello che sarà; c’è un tempo per riposarsi dalle fatiche; c’è un tempo per nascere e uno per morire ma in mezzo c’è il senso del viaggio.
Natale, per chi crede, è la festa della nascita della Luce, del Tutto fattosi uomo, carne e sangue… io che sono strana e conflittuale per quanto concerne la religione penso solo alla bellezza della natività e la rivedo in ogni famiglia… non solo quelle legate dal sangue, perchè famiglia per me è qualsiasi nucleo e insieme di persone che si vuole bene, anche un singolo può essere famiglia di se stesso, e poi nessuno è mai solo come crede o sente di essere quando vive lo sconforto.

… OHANA significa famiglia,
famiglia significa che nessuno
viene abbandonato o dimenticato …

Mi accorgo che non sono auguri convenzionali, forse è solo una grande riflessione, un mio sogno di comunione, una delle mie utopie di donna, una donna che vive tanto con i piedi ben piantati per terra, quanto con il cuore sulle nuvole e l’anima sparpagliata nel Vento. Vorrei con tutto il cuore che in mezzo alla confusione di questi tempi, alla distorsione delle situazione e degli eventi, in mezzo ad una società che ci deforma le vite, che ci confonde gli occhi e le sagome di chi ci passa accanto, riuscissimo TUTTI ad uscire allo scoperto, rischiando… perchè ci vuol coraggio per vivere come se ci fosse sempre il sole caldo anche d’inverno.
Ma se ci accorgessimo che invece è proprio così? Se il coraggio di ESSERE, che è il primo verbo che ci hanno insegnato a scuola, ci scaldasse la vita di un SOLE speciale, se esistesse davvero, nel cuore, l’eterna estate? Che poi anche in estate piove, ma fa caldo e torna presto il sole… sorprendendoci con un meraviglioso arcobaleno.
In questa notte di pioggia, sento l’arrivo della Buona Luce; in questa notte di pioggia vi stringo in un abbraccio sentito e forte e vi auguro di rimanere abbracciati e crederci ancora, sperare e vivere come il nostro cuore ci suggerisce… desidero per Voi tutti di festeggiare e ritrovare i Vostri “natali” nel giorno che credete migliore per Voi, ma vi vorrei tutti nati sotto il segno dell’Amore.

Natale post 2

Con tutto il mio sentimento…

♥ Laura ♥

PS: Ho problemi di connessione essendo passata ad un altro gestore di telefonia e non riesco a passare dai vostri blog come mia consuetudine a causa di un problema sulla linea, spero di essere perdonata e, con questo scritto, di raggiungere tutti quanti lo stesso ♥

Ascoltando in cuffie: TheRickymh – Sweet Love (feat. MiiFlora)

Non serve far rumore per cambiare il mondo.
Guarda la neve.
Cit.