Diario di Marzo

Io sono la parte invisibile del mio sguardo,
l’entroterra dei miei occhi.

– Franco Arminio –

1 Marzo

Avevano promesso neve quella notte, quella sul ponte fra febbraio e marzo. Lo avevano promesso ed io ancora alle promesse ci credo, nonostante tutto. In fondo si vive di “nonostante” pensavo, lo fanno tutti anche chi non se ne rende conto. Quella notte lasciai le tapparelle alzate e da sotto il caldo piumino attendevo il candore della neve, quello capace di confondere ciò che è definito, quello che cambia orizzonti e scenario, quello capace di commuovermi ogni volta. Il cielo era blu cobalto quando la neve ha cominciato, puntuale, a scendere, sottile, impalpabile e lieve…tanto da apparire polvere ghiacciata e bianca. Il naso appiccicato alla finestra e il cuore senza voce, questa era la mia fotografia.

La mattina tutto era coperto di pochi centimetri di neve, tanta per il luogo dove vivo, poca oggettivamente. Una spolverata di zucchero a velo su una torta.

Sotto casa, un limone coraggioso e freddoloso attende il primo sole, teme per le sue radici. Vorrei dirgli di non aver paura, che passa e che è così bello con quela pelliccia bianca da fare invidia ad ogni altra pianta. Poche ore e tutto è finito, nel pomeriggio il sole non ha lasciato traccia di nulla, solo strada e terra bagnata e gli alberi con i brividi. C’è un detto dalle mie parti: “Sotto la neve pane”, si dice infatti che gli anni in cui nevica siano benefici per l’agricoltura, quel che importa è che non ghiacci: “… sotto il ghiaccio fame”, e ghiaccio, qui, a pochi km dal mare non ne abbiamo visto. Speriamo che i vecchi detti contadini siano sempre validi e voglio pensare che quel “pane” promesso dalla neve possa diventare metafora e quindi di buon auspicio per questi mesi che verranno, che ne avremmo bisogno di pane, che ne avrei bisogno di pane.

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti,
di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento.
– Franco Arminio –

2 Marzo
E intanto Marzo è cominciato leggendo, l’ultimo libro di Sara Rattaro, Uomini che restano, è ancora sul comodino, assieme a La versione di C. di Cristiano De André… oggi inizio Ci vediamo un giorno di questi di Federica Bosco, fa freddo e rimango a letto un po’ di più, non sto bene e mi godo il tepore delle coperte quando su whatsapp mi arriva una foto stupenda del caro amico e scrittore Francesco Scarcella, poche parole come didascalia, poche parole che mi portano via… nella terra della fantasia.

“Si dice che in un paese lontano il freddo è così intenso che le parole si congelano non appena vengono pronunciate…e dopo qualche tempo si sciolgono e diventano udibili. Come se le parole pronunciate in inverno rimanessero inascoltate sino all’estate…”

Chissà, magari davvero è così. Magari anche le parole hanno bisogno di tempo per essere comprese, di un tempo muto, di attesa, un tempo che non va forzato, un tempo che lentamente fiorisce, si fa gemma e frutto. Perchè ci credo che ogni parola detta o scritta matura, talvolta si pronuncia acerba e non le si da il tempo di fiorire e divenir nutrimento per il nostro animo, noi troppo veloci, avidi e ingordi ci cibiamo di quel che ci arriva anche se sappiamo bene quello di cui abbiamo bisogno.

7 Marzo

Giornata grigia, fredda, una spesa veloce con una sola sosta davanti al mare. Mi manca il mare ed era troppo tempo che non riuscivo a raggiungerlo, mi accontentavo del mio mare, quello che sento dentro certe notti, ma non ci si può sempre accontentare di ciò che si ricorda, di ciò che si inventa per sopravvivere. Il mare esiste. Ha un profumo, un colore cangiante e speculare al cielo, un sapore, non ha fine per i nostri occhi, solo un orizzonte, una retta tesa fra una costa e l’altra, illusoria quanto i sogni, approssimativa quanto la realtà. Il mare che tutto porta a riva e tutto ci ruba, in un attimo, un buon ladro che conserva ogni tesoro nei suoi abissi, un mostro spaventoso che ci ricorda di quanto la bellezza abbia le sembianze anche della morte. Il mare d’inverno coi suoi echi di sirene, le memorie delle conchiglie e il mormorio dei flutti. La sua voce: una melodia, un canto, un grido. Un deserto d’acqua che non disseta, un mistero che affascina e incute timore, eppure bagna di meraviglia il cuore che, come spugna, ne assorbe dolore e beltà.

8 Marzo

Oggi è la festa della donna, trovo una sorpresa sul tavolo in cucina, una sorpresa che mi sveglia più di un caffè forte e zuccherato. Mio figlio ci ha regalato a me, mia figlia e mia mamma una piantina… niente mimosa, quella la lasciamo dorata e spendente di sole sugli alberi. Trovo tanti auguri da amiche e amici sul cellulare e in posta, carezze che ti fanno sentire pensata e voluta bene, pensieri…quelli contano perchè è un fatto che donna lo sia ogni giorno e a volte anche uomo a dire il vero. Le feste oggettivamene consumistiche possono essere vissute in mille modi, io scelgo il mio e non ho più voglia di polemizzare sulle mille incoerenze dell’8 marzo. Oggi sono stata pensata e mi pare molto bello, mai scontato e mai dovuto. I social non li ho aperti sulla home per non leggere le solite stupidaggini che ogni anno si ripetono e ho scritto il mio pensiero sul mio profilo. Mio marito ha dimenticato la ricorrenza, per questo non mi struggo, nè mi sento meno donna, il comportamento degli altri li descrive, non mi tocca tanto meno toglie qualcosa a me. L’ho solo notato e ho fatto le mie considerazioni, gli auguri che mi mancano davvero e che ho sempre ricevuto sono quelli di papà, ma so che da lassù mi sta applaudendo per come mi comporto e fa il tifo per me.

Sono uscita e mi sono comprata una rosa color arcobaleno, perchè lì sto, cammino su quel ponte di colori, che è stupore dopo la tempesta.

10 Marzo

Stamattina c’è la nebbia, fenomeno quasi inusuale, come la neve scesa a inizio mese, quasi a primavera; non si vede ad un palmo dal naso e tutto è appesantito da una cappa d’umidità che mi irrita particolarmente, solo il paesaggio è suggestivo, soprattutto perchè si vede ben poco della fabbrica vicino casa e appena spuntano le fronde spoglie e secche di alcuni alberi che ancora non sono stati abbracciati dai primi assaggi di primavera, i lampioni iper moderni sono ancora accesi e sembrano occhietti curiosi di alieni, forse fanno la fila per entrare al vicino ipermercato.  Chi lo sa!? Oggi ho voglia di stare spenta e l’ambiente esterno mi concede questo lusso, anche il morale va a braccetto col tempo piuttosto dark, ascolto un po’ di musica, di quella triste… intanto non mi cambia la situazione interiore, al massimo la migliora.

19 Marzo

Il miei figli a pranzo hanno festeggiato il loro papà con un regalino e una tortina fatta in casa, io gli ho fatto gli auguri, ma di far festa proprio non ho voglia, mi spiace. Il mio pensiero quest’anno è totalmente rivolto al mio di papà, al fatto che non c’è e che questo non è giusto, al fatto che mi manca festeggiarlo e telefonargli al mattino per gli auguri, al fatto che mi manca lui e sarei bugiarda o ipocrita se fingessi che oggi è un giorno come gli altri, no, non lo è.  Non ho voglia di scrivere, sto male. Esco e compro tre palloncini bianchi, scrivo una piccola dedica su di loro: “Auguri Papà, auguri per la tua festa, auguri come ogni anno… quelli belli, quando eri qui con me… sei in ogni attimo della mia vita, ma mi manca da morire poterti abbracciare e dirti quanto mi manchi e quanto sei stato, sei e sarai per sempre il mio grande Papy fatto della stessa sostanza dell’ Amore: puro, incondizionato e unico… ti voglio bene, stella mia, per me la più bella e luminosa del firmamento. Restami accanto, perché ho e avrò sempre bisogno della tua guida, restami vicino perché, ovunque tu sia, ho bisogno di te. Ti amo tanto”… aspetto sin dopo il tramonto e li lascio andare in cielo, cerco di indirizzarli verso uno spicchio di luna, bassa e semi nascosta da un alone di foschia, il vento mi aiuta, li vedo arrivare vicino alla luna, superarla in altezza e sparire nel buio. Sono felice e i miei occhi si inumidiscono.  Anche lui è felice… lo sento!

Scelgo di essere una nuvola oggi, che non ho niente di meglio da fare che farmi abbracciare dal cielo.

20 Marzo
Questa mattina ascolto musica mentre faccio i lavori in casa… oggi è l’ultimo giorno d’inverno, amo le vigilie danno un senso agli eventi. D’attesa e vigilie e di “giorni prima di” è fatta anche la vita, poi arriva il giorno che aspetti e in un attimo finisce tutto. Sarebbe bello vivere preparandosi ad accogliere il nuovo ogni giorno, ogni sera sarebbe la vigilia di qualcosa di unico.
Di questo giorno solo un tramonto e uno stralcio di testo di una canzone che non ho ancora ascoltato, non voglio neppure sapere se mi piacerà la musica, colgo il testo come un fiore:

Siamo qui
Tra un passo incerto e l’utopia di un equilibrio ritrovato
Noi siamo qui
In un percorso parallelo
Ci tocchiamo senza mai incontrarci
Se gli occhi non riescono
A raccontarti ciò che vedi
Proverò io a dirtelo
Perché all’evidenza tu non credi
È troppo tempo che mi parli piano
Son troppi gli anni che ci confondiamo
Avremmo messo su un palazzo intero
E invece ci divide un muro
È troppo tempo che mi parli piano
O sei un ricordo lontano
Se gli occhi non riescono
A raccontarti i miei pensieri
Proverò a descriverli un po’ tutti
Anche quelli più neri
(Emma Marrone)

L’ultimo tramonto di questo inverno ha i colori dei peschi in fiore e nell’aria, ancora pungente di questo marzo bizzarro, si avverte appena il tepore di mille promesse che inteneriscono il cuore.
#lultimogiornodinverno

21 Marzo
E’ Primavera! Benvenuta…

Oggi mi godo il cielo azzurro e respiro tutto il sole, perchè è più facile da fare, perchè ha un buon odore, perchè ne ho bisogno! Perchè non sono abituata a guardare il sole in faccia e allora lo respiro…

25 Marzo
Oggi è la Domenica delle Palme, mamma è andata a benedirle qui alla chiesa del paese, lo ha sempre fatto lei da quando i ragazzi si sono fatti grandi, lei con papà, non sarà facile farlo da sola quest’anno, non è facile neppure per me preparare il pranzo della domenica e sapere che quella sedia resterà vuota. Non è facile per i miei figli sopportare l’assenza del nonno… eppure siamo tutti qui e passo dopo passo percorriamo il futuro che ci diventa presente sotto i piedi, e lo facciamo come lui avrebbe voluto. Seguendo le sue orme. In questo siamo davvero bravi.

Nel pomeriggio abbiamo anche fatto l’alberello di Pasqua e sotto casa, proprio attaccato al cancello, fra un centimetro di terra e l’asfalto, è fiorito il tarassaco… bellissimo, come se fosse nato in un prato immenso… aspetto che ogni fiore diventi un soffione per soffiare desideri leggeri in aria e vederli planare ovunque, attaccati a mille paracaduti di  flebile speranza. Eh si, rifiorire è un obbligo e un dovere da adempiere, un giuramento fatto al cospetto delle regine delle stagioni.

ps: a proposito di fiori e piante, ho deciso di studiare le piante medicinali, ho trovato un tomo bellissimo e molto completo, in seguito vi aggiorno :)

ps di ps: è arrivata la sorpresa del mio uovo di Pasqua, un libro che era da tempo nella mia lista dei desideri. Laura è felice e ringrazia i suoi figlioletti adorati!

Il mese non è ancora finito e tante cose ho tralasciato, avevo bisogno di appuntare come post-it i miei pensieri, le mie emozioni, le mie fotografie, soprattutto per me… per paura di dimenticare perchè non è poi così difficile perdere pezzi di vita e sono sempre più convinta che a me ne servirebbe una di scorta e qualcuno capace di aiutarmi a gestirla meglio, qualcuno che non sia perfetto ma che non mi lasci sola, qualcuno con cui passeggiare nei viali soleggiati o in mezzo alla tempesta senza ombrello, capace di comprende le mie fragilità e di aiutarmi a trasformarle in punti di forza. Insomma, mi servirebbe un’altra vita e un angelo custode senza ali. Per un’altra vita non ci spero, quanto all’angelo custode senza ali… mai dire mai. In fondo un angelo è semplicemente un uomo che ha imparato ad amare!

Ascoltando Fabrizio Moro – Un’altra vita

Ascoltando Ultimo – L’eleganza delle stelle

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L’Aura dei Sogni (Dal 1 Aprile 2017 al 27 luglio 2017)

La sottile armonia degli opposti. (27 luglio 2017)

Cercavamo di rincorrere il Vento ma abbiamo trovato tutto questo cielo ad aspettarci…

Quante parole ho regalato al vento. Sarebbe consolante sapere che il vento le ha trasportate in un luogo in cui vengono custoditi i pensieri, i sentimenti, le intenzioni, ma non ho questa certezza e in questo limitato esistere ho compreso che qui le parole non lasciano il segno, non si fermano. Sono come foglie danzanti nell’aria che svaniscono dal nostro orizzonte, come arcobaleni che ci catturano ed è già malinconia per la loro scomparsa. Ma se il vento è un mio alleato, nel suo incessante viaggio avrà depositato la parte di me che non si vede e, magari in un’altra vita, tu depositerai i tuoi occhi, belli come l’acqua, su quel mondo sconosciuto.

*Nicola Bolaffi*

È solo una vertigine dell’Anima…

“Ci sono luoghi che non si conoscono e che non si conosceranno mai, ma forse è proprio lì che si vive da sempre.”

*Costanza Placentino*

PLAY & LISTEN

Ci sono stati giorni e ce le saranno altri… (6 maggio 2017)

Ci saranno dei giorni in cui non vedrai alcun motivo per andare avanti. Va bene. Ci saranno dei giorni in cui persino il pensiero di alzarti dal letto ti farà venire voglia di piangere. Va bene anche questo. Ci saranno dei giorni in cui non ti ricorderai nemmeno come si fa a piangere, o a sorridere, o a vivere, in cui la stanchezza ti peserà sulle palpebre e sulle ossa fino a schiacciarti. Ne avrai ogni ragione. Ma ricordati sempre che ciò che senti non dura per sempre. Che è tutto temporaneo. Che qualcuno, prima di te, ha provato quello che provi tu adesso, ed è sopravvissuto. Le foglie cadono ogni autunno, e soltanto perché non sei un sempreverde – soltanto perché anche tu sfiorisci, mentre altri riescono a non farlo – non vuol dire che tu sia sbagliato e che sia tutto finito. Va bene cadere. Va bene. Quando arriveranno quei giorni, ricorda le cose per cui vale la pena andare avanti, qualsiasi piccola cosa – il prossimo film in uscita, un amico che ti invita a uscire, il libro che non hai ancora letto. Ricorda che tutto prima o poi finisce, che il sipario prima o poi deve sempre calare su tutto. Lascialo calare sulle amicizie finite, sugli amori passati, sulla tristezza che ti stringe la gola, sulle cattiverie che ti hanno detto, sui tuoi sbagli, sui rimpianti, sulle parole che non avresti dovuto pronunciare, su tutte quelle piccole cose che ti pesano sulle spalle come macigni. Lascialo cadere su tutto, tranne che su di te. Mai su di te. Perché non lo meriti. Perché meriti di più di un sipario chiuso, di un copione finito in tragedia. Perché meriti di stare bene, e ti prometto, ti prometto che succederà e sarai felice di non aver deciso di lasciarti andare. Ti prometto che un giorno ti sveglierai e andrà tutto bene. Fino ad allora, tieni duro. Alzati dal letto quando sembra impossibile. Esci quando vorresti rinchiuderti dentro. Apprezza le cose belle quando vorresti solo piangere. È una bella vita, in fin dei conti, te lo giuro. È una bella vita. E tu la meriti.

– Carmelita Zappalà

23 Aprile (23 Aprile 2017)

Domenica grigia, di spilli di pioggia, di poesie di serra e giovani fioriture.
È fermento l’emozione che diviene parola, traccia d’inchiostro, bagliore di luce.
È rumore oltre al vetro e canti di silenzi dentro al cuore.
Rime di vita che colano sui vetri in rivoli di bellezza
disegnano le sfumature del mattino maturo dentro agli occhi.

*L’AuraDeiSogni*

Ieri sera (10 Aprile 2017)

Mi sono sempre innamorata nel guardare la luce dentro le case degli altri; guardare, da fuori, dentro alla mia di casa, mi fa vedere le cose da un’altra prospettiva. Osservo una luce nuova che non riconosco totalmente.

È dunque vero che si allungano gli occhi un passo più in là di quanto ci è concesso, dove magari la vista sfuoca un po’ i contorni, magari  per curiosità, per assecondare la fantasia, per il gusto di scivolare via… talvolta però, dimentichiamo di mettere a fuoco ciò che è vicino, bello o brutto che sia.

L’Aura

Primavera (10 Aprile 2017)


Ascoltando: Maldestro – Abbi cura di te

Perchè l’Amore che dai è l’Amore che torna

L’Inizio (1 Aprile 2017)

(Cercando – Foto di L’Aura)

C’è un limite al dolore
in quel limite un caro conforto
un’improvvisa rinunzia al dolore.
Il pianista cerca un fiore nel buio
e lo trova, un fiore che non si vede
… e ne canta la certezza.
Il gioco è questo: cercare nel buio
qualcosa che non c’è, e trovarlo.
Ennio Flaiano

L’inizio prende vita nella notte più buia di questo mio tempo, ma è il frutto dell’albero dei destini; lo colgo maturo dopo aver sognato a schiena nuda su mille punte aguzze di stelle esplose… il loro marchio è sigillo sulla pelle e sul Cuore, ma l’Anima mia si dilata al fine di giungere all’arcano disegno del Cosmo, quello che vuole dipingermi ancora confini, spazi e silenzi.
Ritorno alla via maestra attraversando un crocicchio sterrato, là, dove il bosco ha lasciato alla mia mente navigare nel dubbio e alle mie gambe camminare percorsi incerti e tortuosi.
Immobile, al cospetto della Madre, chiedo asilo al suo caldo ventre… mi basta il tempo di ricucirmi addosso ogni frammento di me che si è smarrito nelle segrete spirali del tempo.

~in*sogno~ L’aura

Perdonerai il tempo passato e finalmente ammetterai che sei più bella.

Che tutto questo magnifico azzurro
non può restare per sempre dietro alle sbarre
e neppure riassumersi in una scia.
(Foto e parole mie)

Decidere di rimanere per molto tempo senza scrivere, per una donna come me che ama farlo, deve avere sempre una valida motivazione.
C’è un momento in cui hai bisogno di tacere e di leggere, di studiare, di entrare in contatto con quella che è la profondità della tua anima, di metterla in discussione e di capire quali siano le sue pecche, i suoi bisogni ma anche le sue virtù. In questi giorni ho riletto un po’ di questo blog. Non nascondo che ho provato una certa nostalgia, in alcuni momenti anche una forte malinconia, ho rivissuto i miei ricordi d’infanzia che avevo riposto in alcuni post, ma ho anche riassaporato momenti di profonda amarezza che solo io so dove ho nascosto, solo io riconosco l’angolo preciso di un discorso dove si eleva un urlo di rabbia, o la piega del foglio in cui si è nascosta una lacrima. Tutto sommato sono contenta di questo percorso, fa parte di me, di una me molto ingenua, ma anche della persona che sono oggi.
Continuare a scrivere qui non è ciò che intendo fare. Qui è passato, qui è un luogo dove tornare per non dimenticare. La persona che scrive oggi somiglia, per certi versi, a quella che ha riempito di parole questo blog, ma di certo non è più la stessa… e per fortuna, direi! Ho conservato e cintato il luogo sacro della mia anima lasciandolo immutato e proseguo a piedi nudi, ma non più a cuore scalzo.

Ho sempre amato il rosso e il nero e oggi mi ritrovo a comperare tutto bianco, chissà come mai? No, non sono diventata un angelo, anzi! Ho letto tantissimi libri e da ognuno ho imparato qualcosa, sto interessandomi di erboristeria e di alimentazione, amo le persiane azzurre… sì, voglio una casa con le persiane azzurre, perchè sto anche cercando casa.

Scrivo mentre sta piovendo e ne sono contenta perchè la pioggia fa sempre baccano e confonde il rumore dei miei pensieri che a volte si ingarbugliano un po’… e poi sto preparando il mio nuovo spazio, il mio nuovo blog. Appena lo finisco pubblicherò qui il link al sito e saranno benvenuti coloro che mi hanno sempre letta; delle 700 iscrizioni di questo blog faccio a meno volentieri, non devo mica vendere materassi o pentole in acciaio inox! Intanto io non contraccambio iscrizioni se i contenuti non mi piacciono, quindi non sono un buon “investimento”. In questi mesi ho continuato a leggere i miei blog preferiti, anche se difficilmente ho lasciato segno del mio passaggio.

Cosa scriverò non lo so di preciso, credo che dividerò i miei post in categorie; una parte resterà una forma di diario, poi intendo pubblicare qualche breve racconto scritto da me… e magari parlare di qualche libro letto, e inserire le mie fotografie. Che poi chi mi segue lo sa bene, mi piace fare tante cose, ma non ho particolari talenti, per questo cazzeggio sul blog, chè gestire un blog non ci dà nessun titolo, fatta eccezione per i più presuntuosi che se lo prendono da soli… e non intendo neppure impegnare molto tempo a seguirlo come facevo una volta, perchè mi è ben chiaro che è un passatempo e che son finiti i tempi in cui, attraverso i blog, si instauravano rapporti veri, la vita è fuori di qui ed quella che ti dà martellate sui denti quando combini qualche cazzata, qui dentro puoi dar voce a una parte di te che nella quotidianità è più complessa da far parlare, non dimentichiamo però che i nostri sono assoli.
L’ascolto è una rarità e la totale comprensione di quanto scriviamo è una pietra preziosa. Non faccio mistero che le parole mi piacciono ma prediligo i fatti, preferisco quindi vedere il blog come un assolo, un po’ come chi scrive sui muri, magari scrive cose belle… ma la maggioranza delle persone lo chiama imbrattatore.
Per dire che comunque vada e qualsiasi cosa mi giri di scrivere non m’importa del giudizio di chi passa. Per me sarà sempre una cosa bella, perchè Mia!

Ascoltando: Paola Turci – Fatti bella per te

… e sei più bella quando sei davvero TU
e sei più bella quando non ci pensi più!

Skyline

Sottotitolo: ~c’é chi la chiama nostalgia di tornare qui~

Le coincidenze costellano la nostra giornata, ci stupiscono, talvolta sconvolgono i nostri piani e ci cambiano la vita, ma ci ostiniamo a ignorarle. Se invece ci fermassimo a riflettere, scopriremmo che tantissimi avvenimenti apparentemente fortuiti sono stati in realtà dei piccoli miracoli.

     ~Deepak Chopra~

Le giuste parole

addio-estate

Mi riempii gli occhi di tutta quella meraviglia e, senza fiato, mi voltai e salutai per sempre quell’estate. Fu l’addio più dolce che potessi contemplare e a decantarne il tempo fu lo spazio di un tramonto, la sua intensità e l’ampiezza del suo abbraccio; fra mare, cielo e terra, l’orizzonte di Luce mi si conficcò nella culla del Cuore, là, dove il suo palpito pare divida, in due metà precise, il muscolo dell’Amore.

Laura

Play

The Story

the-story

E’ un momento preciso e unico che disegna la storia,
è l’attimo in cui le mani del tempo ricamano,
esperte e sapienti, la forma del destino,
accogliendo, in quel fine intreccio,
i colori del mondo in una trama sconosciuta,
prossima e futura,
un arazzo in divenire.

Laura

Play

A chi racconti il Cielo?

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Poche sono le persone con le quali poter parlare delle nuvole, delle loro forme, delle loro ombre. Con me lo facevi, lo ricordi? Con chi riusciresti a parlare della melodia di un pensiero, del suo respiro, della sua inconsistenza e del suo peso? Dimmi, con quante anime ci riesci? Chi porti al tuo fianco, nei pensieri che non confessi neppure all’aria, ma che respiri per sopravvivere? Con chi parli mentre cammini le tue strade e a chi riesci a raccontare lo sguardo che poni su di un fiore e il modo in cui sorridi ad ogni suo petalo?

Laura

Francesca Michielin – 25 febbraio

Il rumore delle cose che iniziano

luglio 2016

Seppe, senza capirlo, che esistono cose irreparabilmente brutte, come quella che stava accadendo a Teresa, e a lei che la stava perdendo.
Seppe anche, però, che ne accadono di irreparabilmente belle. Ed era strano che a lei accadessero insieme. O forse era proprio così che doveva andare: che le cose irreparabili, quelle oltre le quali tutto prende una piega inimmaginabile prima e indimenticabile poi, sono di una sola specie, nè bella nè brutta, solo molto potente e sorprendentemente fragile.

Aveva capito che le cose, quando finiscono, lo fanno in silenzio. Mentre quelle che iniziano fanno un rumore bellissimo.

Ada ha sempre pensato che ci sono momenti in cui le risate scomposte servono. Uno non se ne accorge mai davvero, fin quando poi ripensa a quella volta che una risata tutta scomposta, di quelle che fanno sentire male agli addominali, gli ha salvato la vita. E’ il genere di cose di cui ci si ricorda da vecchi. Ada invece ci fa caso già adesso, perchè le è sempre parso di essersi salvata la vita molte più volte di quante avrebbe voluto.

Credo sappia che lo aspetterei comunque. Il fatto è che pare sempre che abbia un altro posto dove andare. All’inizio non era così.

“Bé, io non voglio che niente sprofondi” ribatte Ada senza ridere. “Se qualcuno sprofonda, non può venire fuori niente di buono”.
“Neanche io voglio che niente sprofondi. Non so davvero come facciano, ma qualcuno le lascia sprofondare, le cose”.

Evita Greco

Sottolineando…

Il rumore delle cose che iniziano – Evita Greco

Cosa faresti se la tua bambina avesse paura di andare a scuola? Cosa le diresti per convincerla a farsi coraggio? Per la sua nipotina Ada, Teresa inventa un gioco: ogni volta che una cosa bella sembra finire, bisogna aguzzare le orecchie e prestare attenzione ai rumori. Solo così si possono riconoscere quelli delle cose che iniziano. Alcuni sono semplici e hanno dentro una magia speciale: un’orchestra che accorda gli strumenti, il vento in primavera, il tintinnio delle tazze riempite di caffè. Ma nella vita non sempre sappiamo riconoscere le cose belle. Quando perdiamo fiducia in noi stessi, quando qualcuno ci tradisce, o ci dice addio, sembra che nulla possa davvero iniziare. Ada ci pensa spesso, ora che nonna Teresa è ammalata. Nei corridoi dell’ospedale la paura di restare sola è così forte da toglierle il respiro, ma bastano due persone per ricordarle che si può ancora sorridere: Giulia, un’infermiera tutta d’un pezzo, e Matteo, che le regala margherite e la sorprende con una passione imprevista. Perché è proprio quando il mondo sembra voltarti le spalle che devi ascoltarne i rumori, e farti trovare pronta. Guardati intorno, allunga la strada, sbaglia a cuor leggero e ridi più spesso che puoi. Ogni volta che qualcosa finisce, da qualche parte ce n’è un’altra che inizia.

Play music

“(…) Ridi, piccola mia. Ridi più spesso che puoi.
E sbagliati.
Arriva tardi, allunga la strada.
Sporcati.
Compra quel vestito bello, compralo anche se credi che costi troppo. Tienilo nell’armadio e indossalo in un giorno qualsiasi: ti farà felice.”