Scrivi a te stesso e a quella parte di te che non è mai tornata.

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Scrivi a te stesso e a quella parte di te che non è mai tornata, che fosse un pezzo d’anima, di corpo o di cuore, che fosse scorrevole o cerebrale.
Scrivi alle mani, saldamente attaccate ad un volante in corsa, in chilometri di fiducia e stanchezza, a sciorinare gli argomenti dell’amore per tenerti sveglio.
Scrivi alle lacrime, al profumo, a quelle lettere di nessuno, quando non arriveranno mai a destinazione.
Ti porti ancora addosso il suo peso leggero e le molecole d’incertezza.
Alcuni sogni devi ammazzarli in fretta, prima che facciano male e ammazzino il cuore, mors tua vita mea di pensieri, acquedotto a riempirti fino all’orlo e farti scoppiare di necessità. Non ci si dimentica, non ci si smette di raccontare.
Ci si smette solo di guardare, di riposarsi accanto, di portarsi un caffè e di darsi il buongiorno.
Si impara a convivere con la mancanza, con l’assenza ma non con una nuova felicità, in attesa che ci sorprenda ma su altri canali.
Scrivi alla porta, perché hai sempre pensato esistesse un’unica entrata ed un’unica uscita.
Mentre ti accorgi che c’è un solo modo per entrare e infiniti modi per uscire senza essersene mai andati via davvero.
E ci si resta accanto senza saperlo, a spiarsi i pensieri, le percezioni, le visioni, ogni tanto si finge di averlo dimenticato ma tutto ritorna solo apparentemente in ordine. Poi basta una goccia fuori posto ad inceppare il meccanismo interiore, perché il cuore non vuole proprio sentire ragioni.
Scrivi a un bel respiro, quello necessario a gonfiare un palloncino di emozioni, quello che ti occorre per trovare le parole, quello che se si blocca è orgoglio, per questo uccide.
Scrivi alla sottile differenza che c’è fra andare e fuggire. A quando si va via senza avvisare, a quando si torna senza essersene mai andati davvero.
Non si mette al sicuro il pensiero, scappa di notte, va dove vuole.
Più lo mandi via più lacera le distanze e fa cerchi nella memoria, non ti lascia dormire, è la goccia di un lavandino che non puoi riparare.
Scrivi al freddo, quando ti scopre il cuore e non distingui più il senso di un brivido, quando orienti le tue stagioni sulla finalità di sconfiggere il male peggiore anziché assecondare la felicità, troppo impegnato a condire un ricordo lasciando bruciare pane e speranze.
Ti sembra la stessa lei dentro di te ma forse non lo è, non lo è più o non è stata mai la stessa che credevi tu, bastava accorgersene, certo, da domani è semplice rimproverarti, di solito hai il desiderio di dedicarti a progetti più importanti che a edificare macerie o no?
E’ che : -il mio vivere è come me lo rubi, non come me lo dici – per questo le hai regalato il tuo alfabeto, la voce della tua vita.
Hai tutti gli elementi necessari a dimostrare il tuo teorema, ti manca solo una cosa essenziale, la formula della saggezza.
Eppure non vuoi essere saggio, vuoi essere felice, accorgendoti di vederla la felicità ma fingendo che non ci sia, fingendo di non riconoscerla, lì ferma al semaforo, appena prima della tua ripartenza. Così che non si senta in soggezione e ti accompagni nel tuo viaggio, per un po’, a questa condizione, non essere invocata mai ad alta voce, non essere mai soffocata da un raggio diretto.
Scrivi per chiedere da ateo al cielo, ma dove va l’amore quando muore? Probabilmente cessa, probabilmente è polvere, calpestata dal domani.
Ma dove va quando va via senza morire?
Dove si posa e in attesa di che cosa?
Forse sulla smania di riprendere, riavere, rincorrere, riacchiappare quello che ci sfugge. Un luogo sempre nuovo per ritornare al vecchio.
Non hanno bisogno del navigatore per navigare i pensieri.
Le persone esistono o esistono per te. Quando esistono per te si muovono fra le tue cose, impaurite o coraggiose, stando attente a non toccare niente, a non scivolare, oppure spaccando tutto e lacerando gli spazi di condivisione con uno squarcio all’anima. Ma in ogni caso, quando esistono per te, che tu lo voglia o no, ti arredano la mente in modo differente, sia quando entrano dalla porta principale sia quando escono dal retro.
E tu non sarai più uguale.
E la verità è che pochissime persone ci arredano la mente in modo differente e quando se ne vanno niente è più uguale, nemmeno l’eleganza dell’anima.
L’amore cambia abbigliamento al cuore.
E ora scrivo a te. E se per un attimo, mentre aspetti un treno o un aereo ti si fermerà il cuore non ti spaventare, è solo amore che passa nei ricordi.
Esiste un luogo dove io e te vivremo sempre.
Non cambierà mai la geografia di certi sguardi.

(Massimo Bisotti)

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3 pensieri su “Scrivi a te stesso e a quella parte di te che non è mai tornata.

  1. Che pezzo! Sono tante le frasi che si potrebbero evidenziare.Uno dei passi che più mi colpisce è quello di scrivere alla porta…
    Ciao Laura, un abbraccio

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