Naufraga

naufraga

Mi trovo in questa terra senza tempo di cui non conoscevo neppure l’esistenza, una terra incontaminata, ricoperta da alberi maestosi, da fiori ignoti alle mie conoscenze, completamente disabitata e animata solo da splendide variopinte farfalle.
L’alba ruba i colori ai pastelli dipingendo il cielo delle loro tenui tonalità e il tramonto si veste col colore dell’ambra, il rosso carminio e il cremisi per addormentare la sua meraviglia in notti blu seminate a manciate di Stelle sotto l’albero della Luna
Escludendo il delicato refolo del vento che con sinuosa grazia smuove la vegetazione, il tribale battito del cuore della foresta e il cantilenante ritorno delle onde sulla riva, è il silenzio che ha un magico potere ammaliante in questo luogo, un silenzio profumato di dolci essenze di fiori e dal sapore salato della solitudine, salsedine che corrode e smussa gli angoli dei respiri. L’oro della calda sabbia è nascondiglio per stelle marine, conchiglie e piccoli legni intarsiati di mare e di tempo; su questa distesa d’impalpabile cipria, calda di sole e inviolata dall’uomo, solo le mie impronte disegnano un sentiero che velocemente la marea cancella come se la bocca del mare volesse portarmi con se con lingue fatte d’onda che rincorrono quest’anima nomade e naufraga nel cuore.
In questa nuvola d’incanto potrei riscrivere la mia anima su foglie di poesia e il mio spirito potrebbe mutarsi in una nuova specie di fiore, ma è molto che abito questa paradisiaca prigione e per troppe lune ho nascosto alle mie mani questa penna e questo foglio, poichè qui, finalmente, ho trovato la pace e ho compreso me stessa sino alla radice più profonda del mio ego, confondendomi tra il conscio e l’inconscio, il vero e il falso e risalendo in superficie sospinta dalla linfa prepotente e vitale del cuore. Adesso so che ogni sogno e ogni meraviglia perde il suo incanto e il suo senso profondo se custodito in una bolla d’effimera beltà, adesso so che è di vita che voglio sporcare le mie mani ed è questo il segreto della felicità. Bisogna intagliarsi la pelle per poi farla guarire, e abbeverarsi alla fonte delle serpi per definire quanto è pura l’acqua della tua sorgente…adesso so che voglio tornare in quei luoghi dai quali volevo fuggire…lo so ora che ho una piccola conchiglia in mano che custodisce il segreto del mio sorriso e al sole si sono asciugate tutte le mie vane lacrime. Vi prego, venitemi a prendere che vi debbo mostrare il mio sorriso nuovo ed i miei occhi asciutti dal dolore, di Luce è il mio abito nuovo e son pronta a tornare per risplendere ancora una volta.

Laura

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21 pensieri su “Naufraga

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    • …è così come dici tu…è così che funziona per chi scrive con la penna della fantasia intinta nell’inchiostro nero del suo profondo! Non è proprio una ri.scoperta bensì una scoperta/consapevolezza. Grazie di essermi venuto a trovare.

    • Qui sul blog inizio quasi sempre a scrivacchiare per gioco, “a ‘mo di favola”, per rilassarmi, ma non finisco mai come comincio ;) Il tuo commento mi è molto gradito perchè hai colto un qualcosa che per molti non è così ovvio, o perlomeno ti sei posto la domanda per poi porla a me. Amo la gente che “legge davvero” e che chiede.

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